Il silenzio come luogo di incontro con Dio
Viviamo immersi nel rumore.
Non solo nel rumore esterno delle parole, delle notizie, delle immagini continue, ma anche in quello interiore: pensieri che si accavallano, preoccupazioni che non tacciono, giudizi che affiorano senza sosta.
In questo contesto, il silenzio appare spesso come qualcosa di scomodo.
Fa paura, perché costringe a fermarsi.
E fermarsi significa incontrare se stessi, senza filtri.
Eppure, nella tradizione spirituale cristiana, il silenzio non è mai stato considerato un vuoto.
Al contrario, è sempre stato visto come uno spazio abitato.
Dio non si manifesta nel frastuono, ma nella discrezione.
Non impone la sua voce, ma attende che l’uomo sia disposto ad ascoltare.
Il silenzio diventa così il luogo in cui la presenza di Dio può essere percepita non come concetto, ma come realtà viva.
Nel silenzio emergono le domande vere.
Quelle che non cercano risposte immediate, ma verità che maturano nel tempo.
È lì che l’uomo prende coscienza dei propri limiti, delle proprie ferite, ma anche dei desideri più profondi che abitano il cuore.
Il silenzio non risolve i problemi, ma li rende più onesti.
Non elimina il dolore, ma gli restituisce dignità.
Non cancella la solitudine, ma la trasforma in possibilità di incontro.
Molti temono il silenzio perché lo associano all’assenza di Dio.
In realtà, spesso è proprio il contrario: Dio era presente, ma il rumore impediva di riconoscerlo.
Imparare il silenzio è un cammino lento.
Richiede pazienza, fedeltà, perseveranza.
Non si tratta di fuggire dal mondo, ma di ritrovare uno spazio interiore in cui la vita possa essere accolta e compresa.
Nel silenzio, la fede smette di essere solo parola e diventa esperienza.
Non perché tutto diventi chiaro, ma perché nasce una pace che non dipende dalle circostanze.
E chi impara ad abitare il silenzio scopre, poco a poco, che Dio non era lontano.
Era semplicemente in attesa.
Angelo Freda
Autore di libri su fede e spiritualità.
Tutte le opere sono raccolte qui:
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